Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. X

Menu Chiuso
MENU
Logo IPSO

Istituto di Psicologia Somatorelazionale

Fondato e diretto da Luciano Marchino

‹‹ BACK

NEWS

AL DI QUA DEL PRINCIPIO DEL MINIMO STIMOLO

12 Settembre 2016

Al di qua del principio del minimo stimolo

Articolo di Enrico Chiappini (1), Pierre Madl (2) e Margherita Tosi (3)

1 Osteopata, Centro Studi Eva Reich, Milano
2. PHD, MSc, E Engineer. Università di Salisburgo
3 Psicoterapeuta, Centro Studi Eva Reich, Milano In collaborazione con il gruppo di studio del Centro Studi Eva Reich di Milano: Elizabeth Chester, Caterina Dell’Agnello, Luisa Della Morte, Fausta Setti, Paolo Zannoni centroevareichmilano@gmail.com 

Introduzione

All’indomani della morte di Emilio Del Giudice e in relazione a stimoli che ci giungono dal mondo della psicoterapia sentiamo l’esigenza di trattare nuovamente alcuni contenuti scientifici da noi recentemente pubblicati . 1 Le terapie corporee, alla cui genesi guardiamo rivolgendoci soprattutto al lavoro svolto da Wilhelm Reich e da sua figlia Eva, condensano nella pratica corporea i contenuti teorici della psicoanalisi . 2 La rottura tra Freud e Reich avvenuta sull’ipotesi freudiana della “pulsione di morte” si è verificata a prescindere dall’inserimento del linguaggio del corpo nella tecnica terapeutica e l’ipotesi di un inconscio reale, non metaforico, sostenuta da Reich è stata la forza propulsiva della teoria della libido. La teoria sulle energie pulsionali che alimentano la nevrosi prende forma da questa base che Reich ha voluto definire ulteriormente connotandola biologicamente e fisicamente. Da questa radice emerge la nozione di un Io inconscio alimentato dallo stesso motore che dona movimento alle membra. La continuità teorica, non dualista, tra il pensiero freudiano e quello reichiano è in genere misconosciuta. Il corpo vivente è fatto da un insieme di molecole dotato di qualità che lo distinguono, senza peraltro separarlo, dalla materia inerte. Tutta la materia vivente mostra di possedere i caratteri dell’automovimento e della percezione e questi caratteri sono regolati da codici biologici che trasmettono 3 significati. Un codice, come un Logos, è una modulazione di differenti frequenze. Anche la materia inerte produce codici e questa dinamica unisce il vivente alla materia universale. Nel caso specifi- co del corpo umano sappiamo, per esperienza diretta e storica, che tra i codici che produce ce ne sono alcuni che conducono all’autocoscienza, si ignora da quanto tempo e se siano condivisi con altre specie. La scienza classica studia le forze che regolano i movimenti della materia inerte e manca degli strumenti necessari a indagare le caratteristiche citate. La psicoanalisi nacque per riempire questo vuoto scientifico e Wilhelm Reich propose i modelli teorici di una scienza che potesse spiegare il fenomeno della vita. La biologia e la fisica orgonica sono la sua eredità scientifica più matura. 

La storia della filosofia moderna, nella parabola che a partire da Cartesio e Kant arriva a Fichte e infine a Husserl, afferma la trascendenza del soggetto. Freud ricondusse la realtà soggettiva al suo divenire. Il problema, essenzialmente storico, trova però, nell’analisi marxista e nel metodo dialettico hegeliano, una visione unitaria che Reich ha adottato. Non abbiamo motivo per discostarci dalle sue conclusioni canoniche, anche se i vari contributi che negli anni hanno portato punti di vista diversi sull’etica della conflittualità (Lacan) e sul suo superamento (Deuleze e Guattarì) aiutano a comprendere il movimento del concetto dell’Io e della sua relazione con l’Es nella storia contemporanea. Quindi, poiché Il pensiero reichiano, a cui aderiamo, separa meticolosamente le metodologie di osservazione scientifiche dalle speculazioni filosofiche, dividiamo senz’altro l’osservazione della dinamica di sviluppo di un embrione in feto e in bambino da ipotesi che riguardano la sua essenza soggettiva. Il quesito ontologico sulla natura del soggetto, trasferito dalla filosofia nella storia e dalla storia nella scienza, cade in quanto quesito ontologico e risorge come oggetto di analisi scientifica. Ma una visione del mondo dualista separa le dinamiche che riguardano la specie umana da quelle che coinvolgono le altre forme di vita, il corpo dalla mente e il soggetto dal suo riflesso oggettivato; questa visione oltrepassa il contenuto dell’osservazione, fa dell’Uomo un’astrazione e l’ipostasi di una entità sopperisce all’ignoranza sulla dinamica di un processo. Osserviamo infatti il neuroscenziato contemporaneo ricadere nel dualismo da cui cerca di sfuggire non appena è costretto a indagare la natura del funzionamento del cervello dalla parte del soggetto che vive. Il fatto è che la natura materiale del soggetto, come mostreremo, in quanto oggetto in divenire nella società umana, oggi è ancora duplice. La visione operativa reichiana si colloca nel pensiero marxista del “materialismo dialettico” o “naturalismo” e trova nella fisica contemporanea entro la cornice teorica della 4 Teoria Quantistica dei Campi (QFT), convincenti corroborazioni e risultanze sperimentali. Nei capitoli seguenti analizziamo il Nome (un attrattore di energia) e il “nome” (un simulacro) in relazione alle dinamiche energetiche dell’Io e del suo motore materiale: L’Es. Mostreremo inoltre come le recenti acquisizioni della QFT possano essere applicate alle proposte metodologiche e teoriche della fisica orgonica. 

Per continuare la lettura, segui questo link:

http://www.evareichmilano.it/articoli