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RECENSIONE PER SITO BERNE DEL LIBRO “RISVEGLIARE L’ENERGIA”

09 dicembre 2016

“Luciano è un vulcano attivo. Gli stimoli a cui continuamente si espone, mosso dal bisogno di nuovi orizzonti, non rimangono inerti: in lui diventano materia viva, significati in movimento, trasformazione… operando da diversi decenni come insegnante di pratica bioenergetica, è andato elaborando un metodo sempre più autonomo rispetto alla bioenergetica inizialmente appresa: laddove questa tendeva a valorizzare i momenti espressivi e autoaffermativi dell’esperienza, come se questi rappresentassero un fine in sé, Marchino ha poco a poco impresso alla bioenergetica, praticata nei suoi gruppi – e insegnata nella sua scuola di formazione da lui fondata – una qualità più raccolta e meditativa, che enfatizza gli aspetti passivo ricettivi, e la capacità delle persone di abbandonarsi, di arrendersi al corpo. ”

Così introduce questo libro Monique Mizrahil e mi sembra un’apertura molto appropriata considerando i temi che vi sono affrontati nei diversi capitoli.

Siamo infatti di fronte a una raccolta di articoli scritti in anni recenti che delineano una via di sviluppo molto originale della bioenergetica che ne sottolinea sì gli aspetti propriocettivi rivolti al corpo ma senza tralasciare l’attenzione, secondo me ineludibile, di quanto ciò possa significare da un punto di vista relazionale e politico.

La bioenergetica diventa così, con Marchino, somatorelazionale, un modo delicato e allo stesso tempo profondo per riattivare le pulsioni naturali del nostro organismo che la società dei consumi, l’industrializzazione e la massificazione compromettono e reprimono per non far sentire agli esseri viventi cosa sta accadendo loro: la perdita del funzionamento organismico sano, sia in termini individuali che relazionali.

Il primo capitolo “Risvegliare l’energia”, scritto originale redatto per questo libro, è proprio dedicato a questo, ci ricorda infatti: “Profondamente, a livello genomico, siamo tuttora animali paleolitici, ma a differenza dei nostri fratelli selvaggi viviamo in gabbie abitative e relazionali, di cui ci professiamo immensamente orgogliosi, mentre nel corpo e nell’anima paghiamo il prezzo di una continua distorsione patologica  e patogenetica.”

I diversi capitoli sono in alcuni casi la sottolineatura della specificità della bioenergetica attraverso il recupero degli autori che l’hanno introdotta e sviluppata (Reich e Lowen, ovviamente, ma anche altri importanti psicoterapeuti successivi) mentre in altri sono analizzate le straordinarie somiglianze con alcune storiche “vie” orientate alla consapevolezza profonda di sé, come la meditazione vipassana  e il buddismo, il mantra ruah elohim, l’induismo, l’esicasmo (setta di meditatori ascetici cristiani), e autori come Mumon (maetro zen), Castaneda (e i suoi sciamani) e Desjardins (meditatore buddista), ecc.

Come si può dedurre grazie a questo libro si imparano un sacco di cose, anche geograficamente e temporalmente lontane, purtroppo spesso dimenticate o sottovalutate, e che invece mostrano l’universalità di molti aspetti della pratica somatorelazionale e l’importanza che nei secoli ha avuto per gli esseri umani la ricerca della propria centralità e della consapevolezza di sé, che significa per Marchino “presenza a se stessi, e di se stessi nella relazione con l’altro”.

Il punto focale è che “Ogni segno tracciato sul corpo rimanda eventi vissuti traumaticamente o abbastanza a lungo da iscriversi in modo permanente. Ciascuno di questi eventi ha avuto e mantiene aspetti corporei, emozionali, cognitivi, inestricabilmente uni e trini.”  

Dunque il lavoro si deve rivolgere (sembrerebbe prioritariamente, ma forse è da intendere olisticamente) all’ascolto dinamico del corpo - della respirazione, del grounding, ecc.) perché il corpo “non si stancherà di affermare e di riprodurre nel presente di ciascuno, le strutture relazionali in tal modo fissate, pretendendo di estendere il ridotto sapere dell’infanzia alla comprensione del mondo adulto, e aspettandosi da quest’ultimo le stesse risposte che aveva imparato a evocare, nel corso dell’infanzia, dalle figure più attive nel suo processo di addomesticamento.”

Ascoltare il corpo, i suoi blocchi, le rigidità, le posture contratte, le respirazioni  ecc. significa entrare in contatto con l’armatura caratteriale, amplificarla a volte, per entrare in contatto e poi liberare l’energia sottostante, perché l’energia sviluppata “è ciò che ci consente di “aprire i pacchetti” (sciogliere i nodi) che contengono le informazioni. Solo dopo averli aperti possiamo vederne il contenuto… noi non andiamo in cerca dello stato di quiete, ma della verità. Della verità su noi stessi, della conoscenza di noi stessi… questo processo di autoconoscenza avviene attraverso la contemplazione, e la contemplazione è per noi facilitata dal fatto che usiamo qualcosa che rende i colori più brillanti: questo qualcosa è l’energia che sviluppiamo attraverso l’ampliamento della respirazione.”

L’ultimo capitolo “L’arte di soffocare e lo spirito dei maestri Wu-Li“ è la rielaborazione dell’intervento di Luciano al convegno alla Università Bicocca di Milano nel 2012 “Soffocare, strategie per la sopravvivenza” e riprende alcuni temi fondamentali dell’approccio bioenergetico a cominciare dal concetto di Armatura Carattero-Muscolare così simile per noi Analisti Transazionali al concetto di Copione: “Le persone tendono a stabilizzare e a perpetuare una visione del mondo e di se stessi nel mondo (opinioni su di sé sugli altri e decisioni di copione) sorretta dalla fissazione di specifiche configurazioni neuronali e muscolari: ne consegue la rinuncia a tutte le possibili alternative… il problema è la cristallizzazione che ci induce a rispondere in modo analogo a situazioni tra loro diverse e, in alcuni casi, profondamente diverse.”

Come si potrà notare c’è una notevole concordanza con l’approccio transazionale in questo sviluppo della bioenergetica indicato da Marchino, l’insieme delle Ingiunzioni e delle Spinte (i divieti e gli orientamenti comportamentali “concessi” nell’infanzia volti a frenare, impedire o sviare  la libera espressione delle primarie pulsioni umane) coincidono con l’armatura caratteriale che blocca i cosiddetti diritti/bisogni umani così sintetizzati tradizionalmente in bioenergetica: il diritto di esistere, di avere bisogno, di essere autonomo, il diritto all’autoaffermazione, il diritto di amare sessualmente.

A parte l’ultimo diritto, che purtroppo i castigati epigoni berniani, sostanzialmente hanno censurato o elegantemente snobbato, siamo in perfetta sintonia.

Questo libro è stato per me molto stimolante e l’ho letto con grande curiosità e interesse perché mi ha ricordato nuovamente come il Copione sia corporeo, quanto emozionale, quanto comportamentale e quanto del pensiero, e se è vero che per noi il corpo è comunque uno dei canali attraverso cui possiamo entrare in contatto con il paziente (gli altri sono appunto quello emozionale, logico/razionale o comportamentale) ed esplicitarne i blocchi, è anche vero che nella nostra tradizione l’abbiamo per anni un po’ dimenticato, così come la bioenergetica ha per anni, e fino a Marchino stesso, un po’ dimenticato che gli esseri umani sono profondamente relazionali.

Sono soprattutto alcuni lavori di Bill Cornell a ricordandoci che gli arresti dello sviluppo durante le relazioni primarie sono comunque sempre registrati nella memoria corporea implicita, tanto più quanto sono più precoci. Le pulsioni (gli slanci spezzati come li chiama lui) devono poter trovare perciò in terapia una libera espressione soprattutto corporea, posturale e relazionale, proprio perché sono nate “senza parole”. Sembra certo impossibile poter esclamare “che bella la vita!” senza avere gli occhi brillanti, il torace aperto, le spalle dritte, il bacino in linea e un contatto corporeo caldo e fiducioso verso l’Altro. 

Ovviamente non si tratta di far notare le chiusure quanto piuttosto di fornire un ambiente relazionale che favorisca le aperture e le nuove esperienze corporee di liberazione.

Trascrivo infine qui di seguito solo qualche altro passo che mi ha colpito particolarmente nel libro, e mi si perdoni la sintesi, ma certo non posso inserire tutte qui le tante frasi che mi sono sottolineato mentre leggevo:

“La pratica bioenergetica ha al contrario (sta citando le meditazioni di tipo astrattivo) la caratteristica di permettere alle persone di essere presenti a se stesse nella relazione e quindi nell’impatto con la realtà. Riteniamo infatti che il principio di realtà non sia qualcosa da cui prescindere per fuggire in un Nirvana vuoto, ma qualcosa da salvaguardare per vivere nel sociale. La bioenergetica non porta avanti una ricerca spirituale disincarnata, ma una ricerca spirituale incarnata e socializzata.”

….

“Nella nostra visione laica la riscoperta del Sé è il ritrovamento della propria verità organismica, del proprio complesso intreccio di sensazioni, sentimenti, cognizioni, ed emozioni, mentre la mancata identificazione con il Sé implica un’assenza di contatto tanto con il sentire quanto con la realtà.”

….

“Come animali un tempo fieri, ci adattiamo a saltare da uno sgabello all’altro, ritti sulle zampe posteriori, in fiduciosa attesa di poter attraversare, a comando il cerchio di fuoco che il domatore ha acceso per noi, per metterci alla prova di fronte al suo pubblico e poter così dimostrare la propria bravura. Riceviamo in premio qualche bocconcino di apprezzamento, lo stretto necessario per rinforzare il condizionamento e indurci a tollerare questa forma di sopravvivenza in attesa di essere prima o poi messi da parte, quando diventeremo inadatti allo spettacolo, perché troppo vecchi o troppo tristi.”

 

In conclusione un libro che certo ci aggiorna sui recenti sviluppi del mondo bioenergetico e sui suoi profondi legami con l’aspirazione, del tutto umana, di conoscersi e di vivere consapevolmente le proprie azioni e le proprie emozioni. Per noi analisti transazionali, e tutti gli psicoterapeuti che vengono dallo stesso mondo delle psicoterapie umanistiche, il testo di Marchino è certo un’utile lettura per non dimenticare, come dicevo, non solo che siamo corpo e che la stessa mente è corpo, ma anche che realizzare la nostra natura, con le sue propensioni e le sue capacità sensitive e comportamentali, è il fine della nostra esistenza così come lo è realizzare le nostre potenzialità evolutive. La stessa guarigione, la riattivazione delle nostre pulsioni di base, non potrebbe dirsi permanente se non ci fosse in parallelo un cambiamento stabile a livello corporeo.

E poi, a parte l’aiuto che può dare la credenza in un qualche aldilà, la sola prospettiva che ci può aiutare ad affrontare la nostra condizione umana (dubbiosa, insicura, cagionevole, mortale) e la sua benevola accettazione è la consapevolezza della nostra identità, la capacità di trovare nel nostro percorso un senso e una direzione e l’amorevole condivisione di tutto questo con i nostri compagni di strada.

E’ veramente fuori dal mondo immaginare poter costruire un ponte fra tutte le metodiche psicoterapeutiche capaci di difendere questa nostra essenza così rovinosamente e cinicamente attaccata da uno sviluppo tecnologico ed economico del tutto insensibile alla nostra sanità e felicità?

In fondo aiutare le persone a esplorare ed esprimere il proprio Sé più profondo e autenticamente umano, per poterlo poi riversare nel sociale, mi sembra un bel modo per aiutarle ad esprimere il meglio di Sé.

Proprio il segreto della felicità.

 

Recensione a cura di Giorgio Piccinino

Centro Berne Milano 

“Risvegliare l’energia. Psicoterapia corporea e buddismo” Mimesis edizioni, Milano 2015.

Introduzione di Monique Mizrahil

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