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“CORPO E CARATTERE. IL DRAMMA DEL CONTATTO A RIPARTIRE DA REICH” DI ADRIANA BIANCHIN

20 febbraio 2017

A cura di Paolo Bartolini1

 

Perché ripartire da Wilhelm Reich, il pioniere del funzionalismo moderno in psicoterapia? Il suo contributo, certo rivoluzionario per la prima metà del Novecento, non risulta forse superato in un passaggio storico che, almeno in Occidente, vede le questioni psicologiche puntualmente ricondotte, soprattutto nell’area delle neuroscienze, alle basi materiali del sistema nervoso centrale? Insomma, cosa spinge una filosofa e analista biografica in formazione, a dedicare un volume serio e approfondito al grande “reietto” della psicoanalisi classica? Adriana Bianchin, con il suo recente “Corpo e carattere. Il dramma del contatto a ripartire da Reich” (Mimesis, 2016), non solo risponde a questi interrogativi, ma rivendica con fierezza un ritorno al corpo – e a un’autentica saggezza del corpo (quella auspicata da Nietzsche) – proprio in un’epoca che sembrerebbe aver messo la sensualità e il piacere al centro dei suoi interessi. Centralità illusoria e sviante, opportunamente smascherata nel corso del libro.

In questo cammino l’autrice sceglie di presentarci Reich in continuità con il maestro Freud, ricordando come il primo ritenesse tenacemente di voler portare a compimento il sogno del secondo in merito allo studio congiunto degli aspetti psichici e biologici implicati nello sviluppo normale e patologico dell’individuo. Chi volesse conoscere i principali concetti reichiani e gli scarti creativi messi in opera rispetto alla teorizzazione del padre della psicoanalisi, troverà nel saggio della Bianchin un eccellente resoconto, ricco di citazioni, chiarimenti e spunti di approfondimento. L’identità funzionale corpo-mente, il ruolo della sessualità nello sviluppo libero di un “senso erotico del reale” (la frase è di Ferenczi), la negazione di un presunto istinto di morte con relativo studio delle resistenze emergenti nella relazione terapeutica, il parallelo tra armatura caratteriale e corazza muscolare, l’opportunità di interventi diretti sul corpo in seduta: queste e molte altre sono le novità introdotte da Reich nell’ambito della psicoterapia. Novità difficili da assimilare per la cultura clinica del tempo, ma oggi decisamente appropriate per affrontare la complessità del sistema vivente homo sapiens e delle sue interazioni circolari con l’ambiente naturale-culturale nel quale evolve e dal quale viene plasmato fin dalla nascita.


Ripartire da Reich è indispensabile proprio per evitare di precipitare nella trappola del riduzionismo, della semplificazione brutale, del vecchio conflitto tra dualismo e monismo. La nostra epoca, infatti, e Bianchin lo evidenzia puntualmente nel suo saggio, non ha affatto interesse per il corpo vivo di ciascuno di noi. Preferisce, ed è tutt’altra cosa, dedicarsi al culto dell’immagine dei corpi e della loro capacità di performance. Il lascito di Reich, che ha dedicato la propria vita a una rivalutazione profonda della sessualità e dell’energia che attraversa i corpi aprendoli alla trascendenza dell’amore pieno, non sembra dunque meno provocatorio oggi di quanto lo fu ai suoi tempi. L’autrice ne è consapevole e ci tiene a rimarcare questa in-attualità feconda, portando la nostra attenzione sul dramma del contatto dovuto alle scissioni e ai dualismi tenacemente riprodotti dalle logiche dell’odierna civiltà dell’accumulazione economica. Una ripresa attenta delle intuizioni di Reich pare quindi avere, ai giorni nostri, risvolti “politici” ed esistenziali di grande portata.

«La lettura reichiana del corpo […] non si limita a restituire dignità e valore alle sue parti “basse” rispetto a quelle “alte”, o a render loro la vitalità perduta, bensì fa affiorare un’idea complessa di essere umano. In particolare, contribuisce a far luce sugli antagonismi complementare che ne percorrono e caratterizzano la natura a vari livelli, sino a rappresentare la sfera psichica e la sfera corporea come un’unità inscindibile e tuttavia articolata da un reciproco ma complementare antagonismo delle sue componenti» (p. 210).
La questione dell’interezza e dell’integrità psicofisica è allora vera la posta in gioco, tema cruciale tanto per la medicina (intesa in senso “complesso”) quanto per la filosofia. Il prezzo da pagare, in assenza di una consapevolezza capace di preservare salute nelle varie circostanze di vita, è quello della scissione, della frammentazione, della separazione dalla propria potenza di agire e di godere.

Liberare il corpo dalle rigidità caratteriali significa, sotto questa luce, contribuire alla nascita di esseri umani più sani, meno tentati dalla violenza e dalle dinamiche di proiezione dell’ombra sugli innumerevoli capri espiatori della storia. Il soggetto intero, approdato in modo compiuto alla fase genitale dello sviluppo psicosessuale, è anche potenzialmente un cittadino più equilibrato, aperto alla gioia di vivere e ostile verso qualsiasi forma di repressione (comprese quelle più striscianti e seducenti promosse dalla società dello spettacolo). Adriana Bianchin sa tutto questo e riesce a comunicarlo a chi legge ampliando, negli ultimi capitoli del suo lavoro, lo sguardo fino ad abbracciare considerazioni di carattere culturale e sociale, rendendo così onore a Reich, il quale ha colto, più di Freud e di tutti i suoi discepoli, l’influenza decisiva della realtà socio-economica e dei rapporti di potere sulla libido dei singoli individui e sulla possibilità di una sua libera e felice espressione.

Cogliendo infine la tensione generativa tra il corpo, inteso come limite e centro dell’esperienza, e la psiche quale portatrice di una ricerca di senso che trascende il qui ed ora “immaginando altrimenti”, l’autrice sembra toccare il punto nevralgico del rapporto tra Potere e individui, smascherando la logica separativa e cinica del biopotere nell’odierna fase del capitalismo storico. Potrei concludere questo invito alla lettura del bel libro di Adriana Bianchin dicendo che ripartire da Reich significa oggi recuperare, come ricorda l’autrice stessa, la verticalità della relazione mente/corpo insieme all’orizzontalità dei rapporti tra soggetti, gruppi e culture. Il tutto in nome di un’ “autorealizzazione solidale” (Romano Màdera) da intendersi come eutopia concreta per il nuovo millennio.

1 Analista biografico a orientamento filosofico, counselor formatore.


Lunedì 6 marzo 2017 h. 15.30 a Venezia, presentazione del volume di Adriana Bianchin, pubblicato nel mese di ottobre 2016 da Mimesis (Milano-Udine) nella sezione “Filosofie della medicina e forme della cura” della Collana “Esperienze filosofiche”
Clicca per vedere la locandina dell'evento


Dove: Venezia, Palazzo Malcanton Marcorà III piano, aula Mazzariol

Intervengono:
Romano Màdera Università di Milano Bicocca
Giuseppe Goisis Università Ca’ Foscari Venezia
Adriana Bianchin Autrice del libro

Presiede:
Luigi Vero Tarca Università Ca' Foscari Venezia

Il "libro" risponderà volentieri a qualsivoglia quesito gli verrà posto, ovviamente in attinenza agli argomenti da esso affrontati mandando comunicazione all'indirizzo email:    corpoecarattere@gmail.com
 

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